In ambienti e contesti dove uno dei due generi è svantaggiato e sfavorito rispetto all’altro, si parla di disparità di genere. Al giorno d’oggi il tema della disuguaglianza è ampiamente discusso ed è in esso che la violenza di genere affonda le proprie radici. Gli abusi sulle donne non sono altro che la punta  dell’iceberg del fenomeno di esclusione e sottovalutazione di esse nella vita sociale e soprattutto privata. L’articolo III della Costituzione italiana, contenuto all’interno dei Principi fondamentali, afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il primo comma discute dell’uguaglianza formale, basata sul principio “la legge è uguale per tutti”, mentre nel secondo viene fatto riferimento all’uguaglianza sostanziale, che deve essere resa possibile dallo Stato, che si impegna a far sì che si verifichino determinate condizioni per garantire la parità fra gli individui. Nonostante ciò, le disparità continuano a persistere nel mondo, anche perché nell’immaginario collettivo le donne sono viste come il sesso debole su cui si deve imporre la predominanza maschile. Ciò lo si può vedere tanto in ambito relazionale, quanto in quello lavorativo. 

Infatti si può fare un esempio riferendosi a una situazione capitata recentemente, che ha coinvolto l’azienda Acea. La presidentessa Michela Castelli ha rassegnato le dimissioni dopo lo scandalo dei maltrattamenti denunciati dalle hostess, secondo cui l’amministratore delegato Fabrizio Palermo le avrebbe umiliate e sfruttate. Viene messo in luce dunque il “razzismo maschilista” esercitato e tutte le screditazioni sono state confermate dagli altri impiegati. È da ammirare il coraggio con cui queste donne abbiano raccontato le loro storie, di come venissero chiamate da un campanellino, di come fossero discriminate per il loro aspetto fisico, tanto che alcune di loro furono anche allontanate dal proprio posto di lavoro. L’amministratore risultava anche ossessionato con pulizia e ordine, costringendole a dover mangiare di nascosto e a svolgere mansioni da cameriere. Inizialmente la loro denuncia era avvenuta in via anonima, ma a un certo punto hanno compreso l’importanza di comunicare i fatti accaduti. 

Sono queste le atrocità che si deve cercare di superare ed è proprio per questo che all’interno degli obiettivi di Agenda 2030 figura anche il raggiungimento di una condizione paritaria tra uomini e donne nel mondo. In generale, Agenda 2030 costituisce un  programma d’azione «per le persone, il pianeta e la prosperità» diviso in 17 goals da raggiungere entro il 2030. È però l’obiettivo 5 a discutere riguardo la parità dei sessi e si prefissa di raggiungere l’uguaglianza attraverso vari traguardi: eliminare ogni forma di discriminazione e di violenza, sia nella sfera privata sia in quella pubblica; riconoscere la cura e il lavoro domestico non retribuito, promuovendo la condivisione delle responsabilità all’interno delle famiglie; garantire un’effettiva partecipazione femminile alla vita pubblica e pari opportunità di leadership a ogni livello decisionale in ambito sia politico sia economico; garantire l’informazione e l’accesso all’assistenza sanitaria per quanto concerne la salute sessuale e riproduttiva, sulla base del principio che ogni donna deve poter avere il controllo sul proprio corpo. L’identificazione dei diritti delle donne con i diritti umani era già stata affermata in precedenti iniziative dell’ONU, come nelle conferenze mondiali delle donne, con lo scopo di elaborare un piano per il progresso e l’emancipazione femminile. Lo stato di attuazione di questi obiettivi è monitorato e a occuparsi dell’obiettivo 5 è l’agenzia UN-Women (United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women), il cui recente rapporto, “The Gender Snapshot 2019”, ha rilevato un ritardo nel loro raggiungimento. La relazione dell’UN-Women ha decretato come ragioni di questo rallentamento il permanere di alcune convinzioni ben fondate, di stampo patriarcale, riguardo l’ineguaglianza tra uomini e donne. Il “Gender Snapshot 2019” ha inoltre constatato che le donne in condizioni di povertà e denutrite sono maggiori rispetto agli uomini; esse corrono ancora il rischio di malattie e morte post-partum o in gravidanza; rispetto ai maschi, sono più escluse dall’istruzione e risultano anche più vulnerabili ai problemi ambientali. In campo economico, sono sempre gli uomini a prevaricare, creando un forte divario fra i sessi. Vengono però riconosciuti alcuni progressi, come quella dell’affermazione di leader donne, come Ursula Von der Leyen o Angela Merkel, e degli Stati capeggiati da donne. Nonostante ciò, i lati negativi riscontrati dal rapporto sono molteplici, come quello dell’aumento delle violenze sulle donne in tutto il mondo, partendo da sopraffazione psicologica e stalking fino ad arrivare al femminicidio, la cui incidenza è allarmante soprattutto in Italia.

A questi propositi è stata organizzata una conferenza nell’auditorium del Liceo Scientifico “Francesco Severi”, intitolata “Come eri vestita?”, proprio inerente al tema della violenza di genere, dato che lo stesso titolo rimanda alla richiesta spesso posta in interrogatorio alle vittime di violenza, come se l’abbigliamento potesse in qualche modo istigare gli abusi. Alcune alunne del liceo hanno mostrato in una sfilata gli abiti di donne vittime di violenza, per introdurre l’argomento della violenza di genere, che è stato approfondito da diversi esperti. La professoressa Rosanna Bifulco, per fare in modo da comprendere il fenomeno, ha presentato l’articolo 3 della Costituzione, sopracitato. È poi intervenuta la dottoressa Rita Villani, sostituto commissario, che ha portato l’attenzione su prevenzione e repressione, ritenendo sia importante attuare una maggiore sensibilizzazione sull’argomento, così da limitare o evitare che la violenza di genere possa diffondersi ulteriormente. Si è poi passati a esaminare l’aspetto psicologico del fenomeno, grazie all’intervento della dottoressa Adriana Ferrigno, psicologa e psicoterapeuta, poiché in questi casi è importante ottenere un supporto di questa tipologia, così da aiutare anche le vittime a denunciare. Il fenomeno è stato poi analizzato dal punto di vista giuridico, approfondito da Rosy Pepe, avvocato specializzato in violenza di genere. Subito l’avvocato ha messo in luce il fatto che la violenza sia divenuta parte integrante della cronaca quotidiana. Di nuovo viene rimarcata l’importanza della prevenzione, a partire dalle scuole, poiché è importante acquisire consapevolezza, ma soprattutto viene dimostrato il valore della denuncia, nonostante sia evidente come siano di fatti diminuite e che invece i casi crescano in maniera esponenziale. È intervenuto poi il Vice Governatore Tommaso Di Napoli ed infine il Governatore Franco Scarpino ha inviato un video messaggio registrato per la conclusione. Sono seguite domande da parte dei ragazzi che hanno confermato l’interesse suscitato dalle relatrici. 

Alla luce di quanto detto, risulta dunque di vitale importanza avere una conoscenza sufficiente del fenomeno, sensibilizzando soprattutto la fascia giovane della popolazione, agendo attivamente e portando l’attenzione anche sulla conoscenza dell’articolo 3 della Costituzione e degli obiettivi dell’Agenda 2030. Un ruolo di grande impatto lo occupa la scuola, che attraverso l’organizzazione di convegni, discussioni con esperti, visione di filmati inerenti, fa in modo da suscitare l’interesse dei ragazzi alla tematica e contribuisce a formare dei cittadini più consapevoli dei propri diritti, cosicché la problematica della disparità venga pian piano superata, fino a scomparire del tutto.

A cura di: Savarese Lara Maria, Manzo Emilia, Di Capua Luigi, Serrapica Salvatore.