“C’è ancora domani” è la volontà di dare voce a un qualcosa di inespresso, eppure a tutti noto, inerente alla realtà familiare nel nostro paese. Ambientato nella Roma dell’immediato secondo dopoguerra, che ancora cercava di rimettersi in piedi dal conflitto, il film, diretto e interpretato da Paola Cortellesi, è un grandissimo tributo ad un momento iconico della storia delle donne italiane: il 2 giugno 1946 furono finalmente chiamate alle urne per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia o diventare una Repubblica; solo pochi anni prima, in pieno regime fascista, quest’eventualità appariva un miraggio.
Si tratta di un film dichiaratamente femminista, e lo si nota da come decide di stare orgogliosamente dalla parte delle donne, riconoscendo loro l’importanza e la dignità che gli spetta. Paradossalmente ciò avviene affrontando la tematica della violenza sulle donne, che al contrario sminuisce e scredita continuamente il valore del genere femminile. Attraverso il personaggio di Ivano, marito della protagonista Delia, e di suo padre Ottorino, è mostrata la, purtroppo ancora comune, mentalità degli uomini convinti che la donna meriti, con una certa frequenza, di ricevere i “suoi schiaffoni”, per tornare a stare “al suo posto”. Essi considerano la donna per sua natura inferiore all’uomo, di conseguenza ritengono che il suo dovere sia, oltre quello di educare i figli e occuparsi della casa, quello di soddisfare ogni loro esigenza, senza osare lamentarsi o proferire parola di contestazione. E se mai dovesse capitargli una donna che non accetta di obbedire in silenzio, come Delia, si sentono in diritto di usare la violenza, perché in fin dei conti “se le cerca”.
Al pubblico maschile, C’è Ancora Domani può aver sicuramente smosso dentro qualcosa di profondo, a metà tra il senso di colpa in senso storico e la presa di coscienza di un punto di vista femminile. È importante che la visione del film susciti questi sentimenti, perchè è proprio dagli uomini che deve iniziare un cambiamento, che nasca dalla consapevolezza della parità di genere .
Ciò che vediamo nel film non è niente di diverso dalla realtà, relativa non solo agli anni ‘40, ma anche ai giorni nostri, in cui il fenomeno della violenza di genere è sempre più frequente, e spesso precipita in casi di femminicidio.
L’Italia ad oggi guida l’angosciosa classifica per quel che riguarda il numero di femminicidi in Occidente: si tratta di un dato preoccupante, che non ci fa per niente onore e che ci fa comprendere quanto la strada da percorrere verso l’uguaglianza di genere sia molto lunga e piena di ostacoli, in una società ancora profondamente patriarcale.
Proprio per via del carattere patriarcale della società, da secoli e secoli le donne si impegnano a lottare per il riconoscimento di diritti che, come dovrebbe essere per tutti, agli uomini spettano, per le “regole” imposte dalla società, in maniera naturale. È quanto è accaduto per esempio anche in letteratura:
dopo secoli di silenzio assoluto, solamente dalla seconda metà dell’Ottocento e soprattutto nel Novecento le donne scrittrici e artiste si sono imposte nel panorama internazionale e oggi,negli anni Duemila, hanno assunto una posizione rilevante. In particolare è fondamentale il contributo femminile alla poesia,come dimostra l’attribuzione del Premio Nobel per la letteratura alla statunitense Louise Glück.
La stessa attrice e registra Paola Cortellesi, con il suo film “C’è ancora domani” ha raggiunto un successo notevole, classificandosi tra i primi 10 film più visti in Italia di sempre.
Dunque molti sono stati i risultati ottenuti dalle donne negli anni, ma altrettanti sono ancora da raggiungere. A tale scopo, anche gli organi politici cercano di mobilitarsi: ad esempio, il Consiglio d’Europa ha intrapreso una serie di iniziative per proteggere le donne vittime di violenza e per perseguire i colpevoli. Con questi obiettivi è stata approvata la “Convenzione di Istanbul” nel 2011 da 34 Paesi ,tra cui l’Italia che rappresenta un riferimento da punto di vista legislativo e governativo. Infine il raggiungimento di una condizione paritaria tra uomini e donne è uno degli obiettivi presenti nell’”Agenda 2030”. In particolare l’obiettivo 5,Parità di genere, stabilisce di raggiungere l’uguaglianza di genere e di emancipare tutte le donne.
A cura di Federica De Simone,Gianfilippo Ferreri,Giovanna Narciso