La violenza contro le donne è da sempre un argomento molto discusso. Oggi è frequente sentire al telegiornale storie di episodi di abuso da parte di fidanzati, mariti o partner. Questi abusi non sono esclusivamente fisici ma possono riguardare anche l’aspetto psicologico, come minacce e insulti. Spesso si pensa che questo fenomeno sia associato solo a crimini estremi come lo stupro o l’omicidio, ma non è l’unica forma di violenza contro le donne.
C’è sempre un inizio che solitamente le donne definiscono “normale”, in realtà la violenza si manifesta gradualmente. L’intento iniziale è quello di attaccare direttamente l’autostima della vittima, che viene ignorata, svilita, ridicolizzata. Le donne, in questa fase, cominciano a sentire la tensione e cercano di prevenire la violenza dimostrandosi arrendevoli, rafforzando così, però, la convinzione dell’uomo di avere il diritto di agire violentemente. Questi comportamenti, inizialmente sporadici, diventano sempre più frequenti fino ad arrivare alla fase di “esplosione o aggressione” in cui gli uomini danno l’impressione di perdere il controllo di se stessi e procedono ad attuare violenza fisica.
Questo fenomeno può essere perlopiù caratterizzato da continui episodi di violenza domestica: donne che non possono uscire con le amiche perché i mariti le costringono a restare a casa, ragazze che vengono sgridate perché si vestono come preferiscono, adescamento nelle discoteche.
Molte donne si convincono addirittura che i maltrattamenti facciano semplicemente parte della loro vita di coppia. Questa è l’idea che provoca la mancata denuncia da parte delle vittime che, ritenendo normali queste situazioni, non sentono il bisogno di chiedere aiuto alle autorità.
Secondo alcuni dati, in Italia il numero dei femminicidi è salito a 106 omicidi nel 2023. Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito qualche forma di violenza fisica o sessuale nella propria vita: il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% le forme più gravi di violenza sessuale, come stupro e tentato stupro.
Uno dei casi più recenti che fa scalpore è quello che ha coinvolto Giulia Cecchettin, una ragazza veneta di 22 anni, uccisa dall’ex fidanzato, Filippo Turetta. Aveva sempre mostrato segni di gelosia nei confronti di Giulia, che aveva deciso di lasciarlo. Le ha chiesto di incontrarsi un’altra volta, e lì l’ha uccisa. Alcuni esperti psichiatri si stanno concentrando sull’assassino, così da affermare o smentire la tesi riguardante il disturbo comportamentale di Turetta, perché in molti casi simili alcuni studi hanno dimostrato il legame tra la decisione di uccidere qualcuno e malattie mentali. A volte, se viene dimostrato che l’assassino è mentalmente instabile, può essere applicato uno sconto di pena. Questo aspetto della mente era stato precedentemente analizzato dallo psicoanalista Sigmund Freud. Già nel XX secolo affermava che la nostra mente è divisa in tre parti: conscio, inconscio e preconscio. Questi istinti che spingono le persone a commettere crimini terribili esistono nel nostro inconscio. La differenza è che nelle persone mentalmente sane queste rimangono nell’inconscio, mentre nelle persone malate di mente raggiungono la coscienza e le spingono a commettere azioni terribili.
Alla luce di quanto detto, è quindi di vitale importanza avere un’adeguata conoscenza del fenomeno, sensibilizzando tutta la fascia giovane della popolazione, agendo attivamente e portando l’attenzione anche alla conoscenza dell’articolo 3 della Costituzione e delle norme obiettivi dell’Agenda 2030, che ha indicato la parità di genere come uno dei propri obiettivi. Un ruolo di grande impatto lo svolgono le scuole, che attraverso l’organizzazione di convegni, confronti con esperti, visione di filmati correlati, mirano a suscitare l’interesse dei ragazzi verso il tema e contribuiscono a formare cittadini più consapevoli dei propri diritti, affinché il problema della violenza contro le donne viene progressivamente superato, fino a scomparire del tutto. La nostra scuola si dimostra molto attiva, ha infatti organizzato un’uscita didattica finalizzata alla visione del film dell’attrice e regista Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, il cui scopo è quello di sensibilizzare riguardo la violenza sulle donne, descrivendo le dure condizioni in cui dovevano vivere negli anni Quaranta.

A cura di: Serrapica Alessandro, Di Capua Luigi, D’Auria Alfonso, De Gennaro Giovanni.